2 vagabondi in India
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L’ultima tappa dei nostri primi 90 giorni in India doveva essere qualcosa di speciale. Dopo aver girato il Rajasthan, il Gujarat, l’Uttar Pradesh ed essere passati anche per il Bihar, volevamo finire in bellezza prima di andare in Nepal.
E così, ovviamente, ci siamo fermati a Varanasi.
Tappa a Varanasi: pochi giorni non bastano
Varanasi è la classica tappa di ogni giro in India che si rispetti, anche per chi ci passa solo 10 giorni o un paio di settimane. Abbiamo parlato con ragazzi italiani che hanno detto che sarebbero rimasti per 1 giorno e mezzo… Credo che con così poco tempo non puoi capire nulla della città. Vedi le cose, visiti i monumenti, e te ne vai.
Ma Varanasi, anche più di altre città indiane, vive tutta fuori dalle attrazioni e dai giri turistici. E’ una città che richiede di essere vista e vissuta con molta calma, che si lascia scoprire solo un po’ alla volta, solo a chi ha la pazienza e la curiosità di andare un po’ oltre, un po’ fuori, un po’ di sbieco.
Nei nostri primi giorni ci siamo fatti delle gran camminate per vedere le cose più interessanti, come tutti. Ma ci siamo resi conto che 2-3 giorni non sarebbero bastati, e abbiamo deciso di rimanere di più.
E’ stata una delle migliori decisioni che abbiamo preso durante questo viaggio.
Il Kumbh Mela
Durante le nostre esplorazioni, non abbiamo potuto fare a meno di fare una gita fuori porta. Dove? Oh, siamo solo andati al più grande festival religioso del mondo, che si tiene vicino a Varanasi solo 1 volta ogni 12 anni, e stavolta era un evento particolare che accade solo 1 volta ogni 144 anni.
Ogni singolo indiano con qui abbiamo parlato più di qualche minuto ci ha chiesto: siete andati al Kumbh Mela? Andrete al Kumbh Mela? Avete sentito parlare del Kumbh Mela?
A Prayangar, dove confluiscono 3 diversi fiumi, ogni 12 anni si tiene una grande fesat che richiama ogni volta decine e decine di milioni di fedeli. Per quest’anno sono privisti 400 milioni di visitatori. Gli indiani vanno ad immergersi nelle acque del Gange e dello Yamuna per lavare i peccati e fare altri riti collegati alla loro fede. Si riuniscono lì anche un sacco di sadhu, i santoni indiani. Ce ne sono di vario tipo, ma sono sicuro che quando hai letto “santoni indiani” il tuo cervello ti ha dato qualche idea.

Siamo andati anche noi, ed è stata… un’esperienza. Adesso sono contento di averla fatta, ma non la rifarei. E comunque ci ha impegnato per una lunghissima giornata, dalle prime ore del mattino fino a notte fonda, quando finalmente siamo riusciti a trascinarci fino al nostro letto.
Cambio ostello, cambio esperienza
Il primo ostello era moderno, comodo, in una zona tranquilla, abbastanza ben organizzato. Ma si trovava nella zona centrale della città, lontano dal fiume.
Quando abbiamo deciso di restare più a lungo non avevano camere libere, e quindi abbiamo prenotato in un altro ostello, questa volta molto più vicino ai ghat, in una posizione molto centrale.
Questa decisione nata dalla necessità ha cambiato completamente la nostra esperienza di Varanasi.
Il Mona Lisa Hostel si trova nella parte vecchia, nel dedalo di stradine strettissime e caotiche che si espande dalle rive dei ghat verso ovest. Si trova in una stradina chiusa e un pò defilata. La nostra camera era in alto, aveva finestre su tre lati e una visuale completa dei tetti intorno, e anche del fiume. Ce ne siamo innamorati, e Alessia ha già deciso che se (quando) torneremo dobbiamo assolutamente stare in quella camera.
Effetto Varanasi
Varanasi viene chiamata la città più antica del mondo; dagli indiani. Ma se stai a sentire loro l’India ha inventato tutto e ha fatto tutto prima degli altri, quindi prendiamola con un pizzico di scetticismo.
Dicono che sia la città più sacra, e sicuramente per loro è così. Tantissimi indiani con cui abbiamo chiacchierato ci nominavano Varanasi, quando c’erano stati, o quanto sarebbe loro piaciuto andare.
Dicono anche che è stata costruita secondo dei criteri precisi, per far fluire l’energia e per portare a benefici spirituali a chi vi abita e a chi passeggia per le sue strade.
La mia opinione: la vecchia Varanasi è stata costruita senza alcuna regola, con stradine minuscole e tortuose che non portano da nessuna parte, o che ti costringono a lunghe deviazioni. Venezia, in confronto, è un esempio di ordine e di precisione.
Alessia invece è rimasta completamente conquistata. Su di lei la città sembra avere avuto davvero una grande influenza, chiamiamola “effetto Varanasi”. Era più tranquilla, più serena, si muoveva in mezzo alla confusione e alla folla senza innervosirsi.
Forse alcune persone sono più sensibili di altre ai misteriosi effetti della conformazione della città. Anche io mi sono trovato molto bene, ma penso che sia stato a causa di un motivo molto più prosaico, legato al cibo, e di cui parlo meglio dopo.
Le nostre giornate pigre a Varanasi
Intorno a noi la città ribolliva di attività: migliaia, milioni di fedeli da tutta l’India erano in città prima o dopo la loro visita al Kumbh Mela, e anche alcuni residenti ci hanno detto che non hanno mai visto simili folle. Ovunque andassimo c’era gente che faceva di tutto: correva a destra e sinistra, mangiava, comprava, parlava, pregava, vendeva, gridava… I turisti stranieri passavano spesso in velocità, diretti ai ghat più famosi, o a lezioni di yoga, o a tour guidati.
Noi, in tutto questo, abbiamo invece rallentato ancora di più il nostro girovagare. Le nostre giornate iniziavano presto, perché ci piaceva andare a vedere il sole che sorge sul Gange. Lo abbiamo fatto tre volte, più di tutto il tempo di viaggio e forse più di tutti i viaggi che abbiamo fatto.
Poi c’era la colazione. Forse il motivo per cui sono stato così bene a Varanasi. Il nostro ostello era molto vicino a due cafè che offrivano pane e dolcetti di tipo europeo e fatti bene. Dopo mesi di dieta indiana sono stati manna dal cielo, e ne ho approfittato in maniera smodata.

E il resto della giornata?
Lunghe passeggiate per la città, mescolandoci alla folla ma senza la loro frenesia di andare da qualche parte. Esplorare le stradine della città vecchia, infilandoci in vicoli e passaggi strettissimi, e scoprendo sempre qualcosa di strano e interessante. Percorrere lentamente i ghat, osservare affascinati i fedeli indù fare i loro 1000 rituali, fare il bagno, accendere i lumini, pregare… Quando avevamo fame c’era sempre un buco che vendeva street food mai visto, ma (quasi) sempre delizioso. La sera un ultimo giro per le strade affollate, o per i ghat affollati, e poi potevamo rilassarci nella nostra bella camera.
Addio (arrivederci?) a Varanasi
Questi giorni a Varanasi sono stati alcuni tra i più sereni del nostro viaggio. Alessia non avrebbe mai voluto ripartire, se fosse stato per lei avremmo comprato la stanza in cui siamo stati. Siamo rimasti una decina di giorni, ci sono tanti turisti che in 10 giorni girano per tutta l’India.
Ma alla fine siamo ripartiti. Stavano per scadere i 90 giorni e il visto ci obbligava a uscire dall’India, quindi siamo partiti verso il Nepal. Il viaggio da Varanasi al confine si è trasformato in un viaggio della speranza, ma questa è un’altra storia.
Il libro del nostro viaggio in India
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Vedo che è stata una settimana molto densa e fruttuosa. Bella veramente tutta l’intervista perché ho capito meglio tutto il senso della vostra esperienza. Siete molto vitali e simpatici.
Oggi dalla zia ho guardato anche il video del parapendio.
Continuo a seguirvi volentieri.