Nel corso dei nostri viaggi abbiamo avuto diverse occasioni di provare l’assistenza medica dei posti che abbiamo visitato, per fortuna sempre senza grossi problemi. Ecco la classifica dei problemi che abbiamo avuto, dal più banale a quello che ci ha dato più problemi, e dove la sanità ci ha più deluso.
Israele
Dopo alcuni giorni in Israele, nel lontano 2022, Alessia sentiva di avere un problema: non andava in bagno da troppo tempo. Ci siamo trovati a cercare una farmacia ad Acri, in una zona fuori dai giri turistici. Siamo riusciti a farci capire in qualche modo parlando in inglese, per fortuna la persona dietro il banco ha capito rapidamente il problema. Siamo usciti con un barattolone di rimedi naturali non meglio identificati, e Alessia li ha presi sulla fiducia.
Problema risolto.
Irlanda
Nel nostro viaggio in Irlanda del 2026 abbiamo avuto modo di testare la sanità pubblica locale. Sono tornato a casa da una passeggiata con una zecca sulla gamba. Alessia ha interrogato Gemini e abbiamo seguito le istruzioni su cosa fare: prima di tutto e abbiamo chiamato il numero locale per l’equivalente della guardia medica, che si chiama “GP out of hours”, per spiegare il problema. Entro 30 minuti mi ha richiamato il dottore e sono andato direttamente in ambulatorio, dove ha risolto tutto in pochi minuti.
Velocissimo, efficiente, gratuito. Esperienza 5 stelle, consigliato, ci tornerei!
India
Durante il nostro viaggio sabbatico in India nel 2025 siamo andati qualche giorno al campus/orfanotrofio di Mummy&Daddy ODV. Per me è stata un’esperienza meravigliosa, Alessia invece ha passato diversi giorni a letto, con la febbre e molto debole.
Prima hanno provata a curarla in loco, con mille tentativi diversi. L’infermiera del campus l’ha riempita di pastiglie e compresse, e aerosol più volte al giorno.
Visto che non migliorava l’abbiamo caricata in tuk tuk e siamo andati in una clinica privata di un dottore amico. Era uno studio medico che non aveva nulla da invidiare a una clinica in Italia, Alessia è stata visitata, controllata, misurata e curata. Visita del dottore senza attese, cure, medicinali per i giorni successivi… in tutto abbiamo pagato la cifra totale di 10 euro!
Italia
Anche in Italia abbiamo avuto le nostre disavventure, per fortuna non mentre eravamo in viaggio. La metto in classifica per confrontare la risposta della sanità italiana con quella degli altri Paesi.
Alessia soffre da tanti anni di episodi di coliche, che sono una situazione molto dolorosa e improvvisa, per cui non ti puoi preparare. Una notte mi è svenuta in bagno per il dolore, e ho sentito il rumore di lei che si schiantava contro il termosifone. In breve tempo sono arrivati con l’ambulanza e l’hanno portata all’ospedale di Treviso, dove in poche ore l’hanno sistemata senza gran problemi.
Quando siamo tornati da Londra (ne parlo nella prossima voce), dopo aver scaricato i bagagli ci siamo diretti al pronto soccorso. Stavolta era metà mattina e la sala d’attesa era piena di gente. Ci siamo messi pazientemente ad aspettare, tutti con la mascherina. Siamo rimasti lì molte ore, ma almeno alla fine è stata curata e rimandata a casa.
Molto peggiore è stata la nostra esperienza In Gran Bretagna.
Gran Bretagna
Il nostro piccolo viaggio a Londra del 2023 è il vincitore come peggiore esperienza con i problemi di salute in viaggio, e soprattutto con la sanità di un Paese.
L’ultima sera Alessia ha sentito i sintomi dei calcoli renali, che ormai ha imparato a conoscere bene. Siamo tornati in ostello ma le cose peggioravano, quindi siamo andati di corsa al pronto soccorso più vicino, prendendo un autobus che ci ha portato lì davanti in pochi minuti. Per fortuna eravamo molto vicini al principale ospedale della città, ma la fortuna è finita da quel momento in avanti.
Dopo aver spiegato il problema alle infermiere dell’accoglienza ci siamo seduti in sala d’attesa ad aspettare il nostro turno. Erano circa le 21, vedevamo non più di una decina di persone, pensavo che potevamo farcela in tempi decenti e magare tornare a dormire un po’ in ostello prima di andare in aeroporto. Non è andata così: siamo rimasti tutta la notte, ore e ore in quelle sedie scomode, e sembrava che non succedesse nulla. Ogni tanto vedevamo facce nuove ma l’attesa continuava. A un certo punto un omone grande e grosso ha dato in incandescenze per avere pastiglie non meglio identificate, e si sono messi in cinque a portarlo via.
Alessia continuava a stare piegata dal dolore, e i nostri tentativi di chiedere una soluzione erano bellamente ignorati. Alle prime ore del mattino sono tornato in ostello da solo sotto una leggera pioggerella londinese, ho preso tutte le borse e ho preso un altro bus per tornare a fare compagnia ad Alessia. Il tempo passava e l’orario di partenza del nostro aereo si avvicinava, sentivo i minuti e poi le ore che scivolavano via lentamente e saliva la paura di non riuscire ad arrivare in tempo.
Finalmente, quando ormai faceva giorno, siamo riusciti a parlare con una dottoressa. Non abbiamo risolto nulla, ma almeno ci hanno dato una droga da cavallo per rimettere in piedi Alessia ed evitare che avesse una crisi di dolori lancinanti mentre era in volo.
Abbiamo preso un Uber che ha volato verso l’aeroporto e siamo arrivati appena in tempo per presentarci al gate, camminando piano piano perché Alessia doveva muovers con molta attenzione.
La sanità inglese è decisamente la peggiore che abbiamo sperimentato, e ci ha stupito quanto il loro pronto soccorso non fosse molto pronto, e non facesse neppure molto soccorso. Da allora non riesco più a parlare male della sanità italiana, pur con tutti i suoi difetti.
