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Fare parapendio in Nepal: alti e bassi 

2 vagabondi in India

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Mentre eravamo a Pokhara abbiamo spuntato una delle voci della nostra “lista di cose da fare prima di morire”: volare con il parapendio.

E’ qualcosa che volevamo fare da anni, ma per un motivo o per l’altro avevamo sempre rinunciato. A Pokhara c’era una occasione unica, con diversi vantaggi:

  • un sacco di scelta: decine di agenzie offrono pacchetti per tutti i gusti, anche se spesso sono molto simili tra loro. Alcune di loro sono super affidabili, con molti anni di volo e di clienti soddisfatti
  • panorami difficili da battere: bello partire dal Monte Grappa o dalle Alpi. Ma è difficile superare il fascino delle montagne dell’Himalaya
  • ottimi prezzi: è ovvio dirlo, ma faccio presente che fare parapendio in Nepal costa molto meno che farlo in Europa

Certo, non è stata una passeggiata

Preparativi con poche speranze

Abbiamo scelto con chi volare in pochi minuti. Alcuni guardano gli anni di attività e le qualifiche degli istruttori di volo. Altri si affidano ai nomi che trovate sulla Lonely Planet. Nel nostro caso ho scelto un’agenzia che avesse un sacco di recensioni positive su Google Maps. Se sto scrivendo, significa che è andata bene 🙂 

I preparativi sono stati pieni di dubbi. Pokhara, nei giorni in cui siamo stati, era sempre coperta di nuvole e di foschia. Non abbiamo mai visto le famose montagne che la circondano, se non nelle foto e nelle immagini che vendono nei negozi di souvenir.

Eravamo convinti che anche il nostro volo sarebbe stato funestato dalla scarsa visibilità, ma abbiamo deciso di provarci lo stesso.

La mattina ci siamo presentati agli uffici dell’agenzia, fatto le ultime carte, pagato tutto (i soldi li vogliono tutti e subito, nel caso qualcosa andasse storto), e poi ci hanno caricato in un taxi “non ufficiale” con i nostri piloti.

Volare con le aquile sopra le montagne

Siamo arrivati a un grande prato molto in alto, quasi in cima ai monti che circondano la città. Tutto lo spazio disponibile era occupato dalle tele dei paracadute, dalle corde, e da tutti gli altri turisti pronti a lanciarsi. Sotto di noi si vedevano villaggi, terrazzamenti, campi, e ancora più in fondo il lago.

Ci siamo arrampicati un po’ fino al crinale per vedere dall’altra parte. Ed ecco, finalmente, le montagne. Immense, altissime, con le punte ricoperte di bianco dei ghiacciai perenni. Siamo riusciti a scegliere l’unico giorno di cielo limpido.

Volare in parapendio richiede molta pazienza e preparativi. Soprattutto quando c’è una lunga coda di persone che partono tutte dallo stesso punto, e ognuno deve aspettare il vento e le condizioni giuste.
Alla fine è stato anche il nostro turno. Il paracadute si riempie di aria e si solleva, una piccola corsetta fino al ciglio e poi (“non saltare, continua a camminare” ti dicono) all’improvviso stai volando.

Ti siedi sull’imbragatura e ti godi l’avventura. Abbiamo iniziato  a sorvolare la vallata sotto di noi, piena di piccoli villaggi e di coltivazioni. Poi abbiamo iniziato a salire e salire, fino a superare il crinale, e poi ancora più su. Finalmente potevamo vedere in tutte le direzioni, e così abbiamo visto le montagne in tutto il loro splendore. La visibilità era perfetta, e vedevamo tutte le catene circostanti, comprese una manciata di cime sopra gli 8.000 metri, che i piloti ci indicavano.

Avevamo anche dei compagni di volo. Alcuni erano gli altri turisti, ma c’erano anche tante aquile che volteggiavano intorno a noi. All’inizio sopra di noi, ma poi anche al nostro fianco, e sotto. Ogni tanto sembravano essere incuriosite e avvicinarsi un po’ per capire che cosa erano quegli intrusi nel loro spazio.
Era una esperienza stranissima essere lassù con loro e vederle da così vicino, sentire le stesse correnti d’aria che anche loro prendono sotto le loro ali.

Abbiamo continuato a lungo a volteggiare come loro, con lenti giri per poter ammirare tutta la bellezza del Nepal, salendo e scendendo con il vento. 

Ritornare a terra e alla dura realtà

Pokhara si trova circa a 900 metri di altitudine. Noi siamo saliti tantissimo, credo siamo andati tranquillamente sopra i 2.000 metri. La città e il lago sembravano lontanissimi sotto di noi. 

Siamo planati verso il punto di atterraggio molto velocemente. Probabilmente anche troppo velocemente. Ho iniziato a sentire che lo stomaco non era affatto contento di tutti quegli strapazzi. Dopo una discesa vertiginosa siamo arrivati a poche centinaia di metri da un grande prato dove continuavano ad arrivare gli altri paracadute colorati. La nostra destinazione era vicina, e anche il mio stomaco sembrava finalmente tranquillo.

“We are almost there. Do you want to do some tricks before we land?” mi dice il mio pilota. “Siamo quasi arrivati. Vuoi fare qualche acrobazia prima di atterrare?.

La risposta prudente sarebbe stata “meglio di no”, ma quando stai volando e conti che del nylon e delle corde non ti facciano precipitare a terra, non ti senti molto prudente.

“Ok!”

E così via con gli avvitamenti, e poi anche un giro della morte, un altro avvitamento, e finalmente ecco la terra sempre più vicina, più vicina… tocchiamo con i piedi e ci fermiamo. Atterraggio perfetto, neanche uno scossone. 
Alessia è atterrata un paio di minuti prima di me, e la vedo venirmi incontro mentre fa un video con l’iPhone.

“Come è andata?” mi domanda tutta contenta, registrando la mia reazione. E così il video mi riprende mentre le faccio cenno di spostarsi, riesco a fare qualche passo per allontanarmi sull’erba, prima di vomitare con poca grazia. Il mio stomaco mi fa pagare le mie decisioni avventate.

Ma è comunque stata una esperienza memorabile, sicuramente qualcosa di speciale. E va bene anche ricordarsi la nausea e tutti i problemi fisici, se sono il prezzo da pagare per le aquile, le montagne, vedere il mondo dall’alto e volare liberi.

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1 commento su “Fare parapendio in Nepal: alti e bassi ”

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