Vai al contenuto

Ho fatto un ritiro di meditazione Vipassana in India, ma non mi sento molto illuminato

2 vagabondi in India

Vuoi vedere il libro della nostra avventura in India?

Prima di lasciare l’India volevamo fare una esperienza diversa dalle altre.
Dopo aver mangiato di tutto, visto di tutto, parlato con chiunque, comprato tante cose, insegnato, giocato, dipinto, scritto volevamo fare qualcosa di più “spirituale”.

Ed è per questo che abbiamo deciso di fare un ritiro Vipassana. Diverse persone ne avevano parlato in termini entusiastici: “Vi cambierà la vita”.
Dopo 10 giorni di isolamento e meditazione, posso dire che avevano ragione, anche se non nel modo che intendevano loro…

Cosa NON ho imparato dalla meditazione Vipassana (e loro hanno cercato di insegnarmi)

Se state pensando di fare anche voi un corso Vipassana, il mio consiglio è: capite bene a che cosa andate incontro. Il primo corso dura 10 giorni, e dovrete seguire delle regole draconiane: isolamento completo, divieto di parlare, sveglia alle 4…

Ma soprattutto non ha niente di spirituale e mistico. Non vuol dire stare a rilassarsi, godersi la vita momento per momento, eliminare lo stress… con la Vipassana ti impegni e ti porti fino al limite per cercare di raggiungere l’illuminazione. E raggiungere l’illuminazione non è un percorso facile, è il lavoro di una vita (o di varie vite).

Come si raggiunge l’Illuminazione?
Bisogna imparare i principi buddisti dell’impermanenza (tutto cambia, niente rimane costante) e del non attaccamento (non desiderare cose positive, non evitare cose negative). Per farlo non basta leggere o ascoltare i saggi, l’unico modo di imparare davvero è attraverso la propria esperienza, senza filtri. E quindi devi concentrarti sul tuo corpo e le sue sensazioni.

Ecco perché la pratica della Vipassana è semplice, anche se non facile. Anzi: è semplicissima, ma difficilissima. Ti siedi con gli occhi chiusi, senza muoverti, e ti concentri sul tuo respiro. “Ascolti” il tuo corpo e le sue sensazioni: più passa il tempo e più sentirai con maggiore precisione, e più si acutizzano le sensazioni negative.
Devi imparare a essere equanime, a non cercare di evitarle, e imparare che a un certo punto passano, o si trasformano. Nel mentre, soffri!

Durante questi 10 giorni di ritiro ho sofferto parecchio, ma non sono sicuro di avere imparato abbastanza sul non attaccamento, e neppure sull’impermanenza. Non parliamo poi dei passaggi successivi, che sono numerosi. 
Servirebbe una pratica quotidiana, e altri ritiri per affinare e migliorare la pratica…

Quello che ho imparato nel ritiro Vipassana (non è quello che volevano insegnarmi)

Forse la Vipassana non è la pratica meditativa che fa per me: non sento di avere fatto molti passi avanti nel percorso verso l’illuminazione, e non mi ha riempito di voglia di continuare la pratica che hanno cercato di insegnarmi.

Eppure durante questi 10 giorni ho imparato moltissimo su me stesso. Non sono arrivate da ragionamenti complessi o da lunghe riflessioni: sono lezioni che sono arrivate mentre ero esausto, dolorante, spinto verso i miei limiti. Proprio come insegna la Vipassana.

Ho imparato che posso stare in silenzio per giorni e giorni senza problemi.
Ho imparato che si può andare a letto senza cena e non muore nessuno.
Ho imparato che ci si può svegliare la mattina alle quattro e non muore nessuno.
Ho imparato che possiamo rinunciare a un sacco di comodità e di cose che diamo per scontato, e possiamo vivere in maniera davvero essenziale. Magari non sarà divertente, ma neppure una disperazione.
Ho imparato che posso stare giorni e giorni senza cellulare, senza internet, senza libri, senza TV. Mi basta avere qualcosa di abbastanza impegnativo a cui dedicarmi.
Ho imparato a meditare molto meglio e molto più a lungo del solito. Basta essere costretti a farlo tutto il giorno, e un po’ alla volta migliori. Chi lo avrebbe mai detto?

Un ritiro Vipassana ti insegna a meditare in modalità hardcore

Il ritiro Vipassana non mi ha convinto ad abbracciare la loro filosofia e quindi le loro indicazioni sull’etica e sulle routine quotidiane.
Ma sicuramente un ritiro simile è consigliato a tutti quelli che vogliono migliorare rapidamente nella pratica della meditazione.

Ci sono un sacco di tecniche e di modalità diverse per meditare. Con i suoi, con i mantra, con la visualizzazione, da seduti, in piedi, camminando…
Durante la Vipassana siete spinti a meditare in modalità hardcore: massima difficoltà.

Seduti per terra, o su un cuscino sottile.
Schiena dritta, gambe incrociate, e mantenere la posizione nonostante il dolore.
Concentrarsi sul proprio respiro e niente altro: niente canti, niente immagini, nessuna facilitazione.
Solo una pratica continua di consapevolezza, a combattere la tendenza del cervello ad andare per conto suo.
Affinare la concentrazione tramite uno sforzo continuo, costante, spesso molto frustrante.

Se riuscite a mantenere l’impegno per i 10 giorni che dura il ritiro, senza accorgervene fare passi da gigante. Saprete meditare più a lungo, con più consapevolezza, con minori distrazioni, con più efficacia. Saranno cambiamenti piccolissimi, graduali, invisibili sul momento. Se prima non avete mai meditato in modo continuativo, ne uscirete che avete fatto enormi passi avanti. Se, come me, venite da anni di pratica, vedrete un grande miglioramento.

Non ci sono segreti, è molto ovvio. Invece di dedicare alla meditazione un piccolo segmento della giornata, in mezzo a mille altri pensieri, vi siete dedicati totalmente alla pratica. 

Un ritiro Vipassana vi offre un metodo affinato da 2.500 anni, quindi applicate delle tecniche di provata efficacia. Praticate con il massimo impegno, e per un lungo periodo, ed ecco che di conseguenza migliorate molto, fate dei passi avanti che altrimenti avrebbero richiesto un tempo molto più lungo. 

Il libro del nostro viaggio in India

Ti è piaciuto questo post? Abbiamo scritto un libro sulla nostra avventura. I migliori post riscritti e ampliati, e nuovi contenuti, oltre alle foto più belle.

1 commento su “Ho fatto un ritiro di meditazione Vipassana in India, ma non mi sento molto illuminato”

  1. Che belle storie e anche molto commoventi: le montagne, i bambini orfani, la meditazione.
    Penso che siano esperienze forti che durano tutta la vita.
    Ciao, fra poco ci vediamo a casa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *