Nel nostro passato viaggio di coppia abbiamo conosciuto i ragazzi di Chaitanya Kul, dove per una settimana siamo stati in loro compagnia con workshop, fresbee, presentazioni e soprattutto tante risate e divertimento! In questi giorni a Varanasi ho deciso di prendere il treno e di andarli a trovare nel loro paesetto: Adari.
Le cose dall’ultima volta sono un pò cambiate, il progetto al momento è sospeso. Ma questo lo spiegherò in un altro articolo!
Sono stata ospitata dalla famiglia di due dei ragazzi conosciuti: Amrita e Vikky.

La famiglia
Amrita e Vikky sono due dei ragazzi del dopo scuola che mi hanno accolto in casa loro. La famiglia è composta da 5 persone.
Amrita ha 20 anni, sempre sorridente, un pò timida nel suo inglese, ma sempre piena di energia e buon umore. Fa l’insegnante nella scuola primaria e la cosa le piace così e così.
Vikky, 18 anni, ha iniziato a studiare ingegneria al college a Lucknow. Mi racconta che è molto difficile e gli assorbe tutto il tempo a disposizione. Ma appena riesce continua a studiare qualsiasi lingua su Duolingo
Vishal, 16 anni, il fratello più piccolo ed il più energico, impavido, passava la maggior parte del tempo a “tormentare” la mamma o a sistemarsi i capelli davanti allo specchio
Anita, la mamma, il cuore pulsante della famiglia. E’ lei che la tiene unita. Affettuosa (non solo con i suoi figli), accogliente, solare e molto divertente. Ogni tanto dava una sonora pacca sulla schiena ai figli… come gesto d’affetto. Ama prendersi cura di se e nelle foto deve apparire come dice lei altrimenti ti ruba il cellulare e cancella la foto!
Il papà, visto raramente, trascorre la maggior parte del suo tempo nel negozio di famiglia
La casa
La famiglia vive in un piccolo paese, Adari, distante 2 orette di treno da Varanasi.
La casa è molto grande, posta su tre livelli. All’ingresso è annesso uno dei loro 3 negozietti. Procedendo si incontra la prima camera, dei genitori, che viene poi usata come “salotto”, sala da pranzo, stireria…
Procedendo si arriva al cuore della casa. In primo luogo uno spazio aperto dove è presente una pompa dell’acqua. Qui si lavano i panni, i denti, se stessi e molto altro.

Poi la cucina, ampia, con un fornello alimentato da una bombola a gas e tantissimi barattolini pieni pieni di spezie e legumi (come piace a me!)
Vicino allo spazio aperto ci sono la toilette e il bagno. Sono separati. Ovviamente nella casa si cammina scalzi, anche in bagno! E non si può usare la carta igienica!
Salendo al primo piano (non ci sono luci nelle scale) si trovano altre due stanze, quelle dei ragazzi. Semplici e ampie. Ed infine al piano superiore, come molte case indiane, una grande terrazza.
Ah, dimenticavo. C’è anche un piccolo giardino che Amrita non voleva mostrarmi perchè ancora da sistemare!
Cosa ho fatto in questi giorni?
La principale attività è stata aiutare la mamma a cucinare, ma soprattutto mangiare!!!
La mamma passa la maggior parte del suo tempo in cucina. Parte all’alba cucinando la colazione per tutti. E non è un semplice thè con i biscottini confezionati, è un vero e proprio pasto.
Armata di un super coltello incastrato un un pezzo di legno e fermato con il suo piede tagliava di tutto! E poi via ad impastare chapati, paratha, a creare delle meraviglie culinarie che ricorderò per sempre (anche per il livello di piccantezza!!!!). Mi sono divertita un sacco ad aiutare, come riuscivo!


“Hai mai indossato un saree? Vuoi provare?”. Questa la domanda proveniente dalla mamma (tradotta da Amrita) in un tardo pomeriggio. Alla mia risposta affermativa gli occhi di mamma e figlia si sono illuminati. E così mi ritrovata stretta in un piccolo choli (top), una sottogonna e avvolta da 6 metri di sari viola ricamato con dei fiori. Il tutto fermato solo incastrando la stoffa sul girovita. Pazzesco. E non è finita. Non potevano mancare collane, orecchini vistosi e pesanti, bangles (bracciali) in tinta, rossetto e il bindi nero in fronte. Il tutto registrato da un super shooting fotografico di Amrita, con tanto di ricerca delle posizioni più adatte su Instagram. Loro si sono divertite molto e io mi sono sentita veramente parte del loro mondo.


Abbiamo chiacchierato, curiosato un pò sulle nostre rispettive vite. Visto insieme una sitcom indiana in cui la mamma non smetteva di ridere. Fatto uno scherzone telefonico a zie e cugini presentandomi come una nuova componente della famiglia. Mi sono fatta mettere lo smalto, ho ricevuto consigli su un diverso taglio di capelli, passeggiato per il paese.
Cose “strane” per noi occidentali
Alcune particolarità che noi occidentali possiamo vedere come “strane”
La famiglia indiana non si siede “a tavola” tutti insieme. Quando è pronto ognuno mangia quando e dove vuole. Il papà non l’ho mai visto, quindi deduco abbia sempre mangiato nella camera/salotto/sala da pranzo. La mamma invece è sempre l’ultima a mangiare. E l’ospite è sempre il primo a dover mangiare.
Non ci si cambia mai davanti ad un’altra persona, nemmeno tra donne. Per mettermi il pigiama Amrita usciva dalla stanza o spegneva la luce.
La privacy non esiste e anche i telefoni diventano di tutti. Ognuno usa quello che ha davanti a se, per chiamare, mandare messaggi, giocare. E alla mia domanda ad Amrita: “ma non ti da fastidio che ti possano leggere i messaggi?”. “No, qui non c’è privacy, è così”
E forse deve essere così perchè sono costantemente al telefono.
Come in tutta la casa anche in bagno si estra scalzi e non si usa la carta igienica. E non c’è nemmeno lo spruzzino. In questo mi sono dovuta un pò ingegnare!
La mamma si arrabbiava se non finivo il mangiare nel piatto e più di qualche volta mi “imboccava”. Una sera mentre mi stavo per addormentare ho sentito una presenza accanto a me. Ho aperto gli occhi e c’era la mamma con un piattino in mano che in hindi mi diceva “mangia, mangia!”… questa volta non ho ceduto!


Come mi sono sentita?
…come a casa! L’ospitalità indiana è meravigliosa. Per noi a volte può sembrare anche un pò troppo ma è il loro modo di farvi sentire desiderati. Mi sono sentita coccolata, apprezzata, amata, accolta come una cara amica. Non mi sono mai sentita isolata, ma sempre parte di qualcosa.
Se potete auguro anche a voi di poter provare questa esperienza che vi farà apprezzare ancora di più questo popolo generoso.


