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Incontri a Varanasi

2 vagabondi in India

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Anche in questo viaggio in solitaria non mancano gli incontri con le persone del posto. Molti incuriositi da una donna solitaria si sono avvicinati per chiedermi informazioni su dove sto andando, cosa faccio. Molti altri per offrirmi qualcosa: “ho un negozio qui accanto”, “faccio massaggi”. A volte con un’insistenza che anche Buddha avrebbe avuto un momento di difficoltà.

Ma ci sono anche delle persone che nonostante abbiano qualcosa da proporti, poi decidono di fermarsi a chiacchierare con te solo per gusto di farlo, senza alcun ritorno. Gli stranieri che vanno in India hanno sempre il pregiudizio che se ti avvicina un indiano è per venderti qualcosa. Vi assicuro che non è (sempre) così.

Rajan, il ragazzo delle barche

Rajan (Re) mi ha fermata al Dashashwamedh Ghat per convincermi a fare un giro in barca nel Gange (attività molto gettonata dai turisti). Al mio “no, grazie” ha iniziato a chiacchierare chiedendomi da dove venivo, cosa facevo in Italia e soprattutto perchè ero a Varanasi.

Con molto entusiasmo mi ha dato tantissime informazioni sulla città e su quello che avrei potuto fare. E’ grazie a lui che ho scoperto le lezioni di yoga della risata ogni mattina alle 6:30 all’Assi Ghat.

Rajan è diventato un appuntamento fisso dei miei giorni a Varanasi. Sempre presente, mattina, pomeriggio e sera. Un saluto, una chiacchiera al volo, un consiglio o un semplice “come va la giornata?”

Oggi ho passato due ore in sua compagnia. Davanti ad un chai, da lui offerto, mi ha raccontato della spiritualità in India, del Diwali (festa delle luci), dei numerosi dei indiani. Di lui ha voluto raccontarmi poco. Proviene da una famiglia che gestisce le barche, ha figli ma purtroppo sua moglie è venuta a mancare due anni fa.

Mi ha accompagnata a conoscere un guru astrologo del posto ed infine ho accettato la sua proposta di andare in un negozio di sua conoscenza. Ammetto che dentro di me ho detto “ecco ci siamo, il negozio dell’amico!”. Non ho comprato nulla e quando all’uscita volevo lasciargli qualcosa per il tempo trascorso con me (o almeno per il chai) ha rifiutato.

Mi dice che per lui è un piacere, è un modo per conoscere persone, altre culture, altre storie e anche per allenare l’inglese. Mi ha lasciata dicendo “se hai bisogno di altre informazioni sai dove trovarmi!”.

Domani mattina torno per l’ultima volta al ghat prima di partire e sono sicura di ritrovarlo li, con il suo sorriso e la sua voglia di farti sentire parte della sua Varanasi.

Babu, il massaggiatore

Mentre ero tranquillamente seduta in uno scalino del ghat si avvicina un ragazzo. Anche questa volta la richiesta è un giro di barca (vi ho detto che è un’attività molto gettonata) e anche questa volta la mia risposta è un “no, grazie!”

Si incanta sul mio tatuaggio, mi chiede informazioni e vedendo che sono propensa a chiacchierare si siede vicino. Si presenta come Babu. Ma sono certa che il suo nome è un altro, di solito viene usato Babu perchè il nome reale viene ritenuto troppo complicato per noi occidentali. E’ nepalese, per la precisione di Katmandu, ma da anni vive a Varanasi. Ha vissuto anche a Milano per qualche anno e faceva il massaggiatore Ayurvedico. Ma Milano era troppo costosa ed è venuto a Varanasi.

Mi prende la mano e inizia a massaggiarla. Mi vuol mostrare cosa sa fare preoccupandosi molto di dirmi che non vuole soldi. Continua a ripetermi che la cosa più importante non sono i soldi ma un buon karma. E credo che il buon karma per oggi se lo sia guadagnato. Mi ha aiutata quando sono sprofondata nel fango del Gange, come se fossero le sabbie mobili. Mi ha tirata fuori e aiutata a pulire le scarpe nel Gange (ora sono anche benedetta!).

Abbiamo fatto una piccola passeggiata sulla riva del fiume continuando a chiacchierare. Ogni tanto fermava qualche turista per far provare i suoi massaggi (con scarso successo, tutti si ritraevano) e continuava ogni tanto a massaggiare nuovamente le mie mani.

Dalle sue parole e dal suo sguardo percepisco che vorrebbe fare il massaggiatore nella vita e che abbordare i turisti per farli salire in barca è solo un ripiego. Capisco che sta lottando per cercare di arrivare a quello che più desidera. Anche se non è semplice.

Non ha voluto un centesimo ripetendomi ancora una volta che un buon karma vale più dei soldi

Quindi se decidete di andare in India, vi prego, partite scrollandovi di dosso ogni preconcetto. Gli indiani sono molto calorosi, accoglienti e curiosi. Siate aperti e loro vi sapranno regalare momenti speciali

PS: non ho alcuna foto di loro perchè non tutto deve sempre essere immortalato. Ma ricordatevi questi due nomi se passate per Varanasi. E come loro sono sicura ne incontrerete molti altri.

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