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Meditare in un ashram a Tiruvannamalai

2 vagabondi in India

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A Tiruvannamalai avevo un obiettivo semplice: fermarmi.

Durante il mio viaggio in solitaria mi ero data due punti fermi: fare tanto volontariato e passare qualche giorno a Tiruvannamalai per meditare. Ci era stato suggerito da un’amica italiana conosciuta in India nel nostro primo viaggio, ma allora non eravamo riusciti ad andarci. Così stavolta è diventato una certezza e ci sono rimasta dieci giorni.

Tiruvannamalai e Sri Ramana Maharshi

Tiruvannamalai è una città sacra che sorge ai piedi della collina Arunachala, considerata una manifestazione fisica di Shiva, dio indù della distruzione e della rigenerazione. È una meta importante di pellegrinaggio per gli induisti, che arrivano qui per visitare l’Arunachalesvara Temple e per compiere il Girivalam, la circumambulazione a piedi della collina sacra.

Questo luogo è legato anche alla figura di Sri Ramana Maharshi, uno dei più importanti maestri spirituali dell’India moderna. A soli 16 anni ebbe un’esperienza spirituale spontanea che lo portò alla realizzazione del Sé, senza aver seguito studi religiosi o pratiche formali. Dopo quell’evento lasciò la famiglia e si stabilì nella collina, Arunachala, dove visse per il resto della sua vita. Il suo insegnamento era estremamente semplice: per smettere di soffrire non bisogna cercare qualcosa di nuovo o di esterno, ma rivolgere l’attenzione verso sé stessi e chiedersi con sincerità: “Chi sono io?”. Questa pratica, chiamata autoindagine, non mira a raggiungere qualcosa, ma a riconoscere ciò che è già presente.

Se ti interessa approfondire nel sito ufficiale dell’ashram trovi molte risorse. Ti consiglio di cominciare da “Who am I?” (https://www.gururamana.org/Resources/english-tamil)

Lo Sri Ramanasramam

Il mio obiettivo era meditare, ma non mi ero informata molto sugli ashram di Tiruvannamalai: ho deciso di fidarmi e di ascoltarmi, scegliendo lo Sri Ramanasramam. In passato avevo visitato altri ashram senza sentire una vera connessione, quindi ho cercato di arrivare qui senza aspettative.

Sono entrata in punta di piedi: non ci sono istruzioni, nessuno ti spiega cosa fare, come meditare o cosa aspettarti. Il primo giorno ho meditato come facevo di solito, ma già dal secondo ho sentito il bisogno di comprendere meglio il luogo e i suoi insegnamenti.

Ricordo molto bene la prima volta che mi sono seduta a meditare nel Samadhi, il luogo dove è custodita la tomba di Ramana. Senza un motivo preciso ho iniziato a piangere: non era tristezza ma una sensazione di profonda gratitudine e pace, come se il corpo avesse reagito ancora prima della mente.

La mia giornata tipo

Le giornate iniziavano presto. Mi svegliavo intorno alle 5 per arrivare all’ashram verso le 5:30 e iniziare la giornata con un po’ di meditazione in solitaria. Subito dopo seguivo spesso i chanting, canti ritmici che mi davano energia e presenza.

A volte, verso le 7, uscivo per fare colazione o bere un chai. Altre volte restavo in ashram per tutta la mattinata, alternando momenti di meditazione seduta a una pratica più semplice: appoggiata a un muro, camminando lentamente o semplicemente osservando in silenzio. Meditare non è solo restare immobile per ore, ma rimanere presente nel qui e ora.

Alle 11:30 l’ashram chiudeva e spesso mi spostavo allo Shri Seshadri Swamigal Ashramam, un luogo che ho scoperto quasi per caso. Il tempio che c’è al suo interno è piccolo e raccolto, con un’energia molto intima. Anche lì mi sedevo a terra per meditare, insieme a molti indiani che facevano lo stesso.

Dopo una breve pausa pranzo tornavo nella mia stanza, soprattutto per ripararmi dal caldo. Non dormivo quasi mai: scrivevo, leggevo, osservavo quello che emergeva.

Nel tardo pomeriggio ritornavo in ashram. Le ore scorrevano tra meditazione, chanting, letture e qualche visita alla libreria, dove ho trovato anche una piccola sezione in italiano. Un libro sugli insegnamenti di Ramana mi ha accompagnata per diversi giorni.

La sera restavo fino alla chiusura, verso le 20, oppure uscivo a mangiare qualcosa per poi tornare per l’ultima ora di silenzio. E poi a letto molto presto.

Ha funzionato?

Non credo che il mio Sé si sia improvvisamente rivelato. Ma so che ho sperimentato una serenità e una quiete interiore che non avevo mai provato prima. La meditazione è diventata spontanea, naturale, e il tempo sembrava perdere importanza. Credo di aver vissuto alcune delle meditazioni più profonde della mia vita.

C’è stato un solo episodio particolare. Durante una meditazione di autoindagine, per un istante i pensieri si sono completamente spenti. Mi sentivo ovattata, come se il mondo esterno non esistesse più, e con gli occhi chiusi avevo la sensazione che si aprissero e si chiudessero velocemente. È durato pochissimo, ma è stato intenso, strano e sorprendentemente piacevole.

Oltre l’ashram: Arunachala

Ovviamente non c’è stata solo meditazione in ashram. Mi sono concessa anche alcune passeggiate sulla collina sacra Arunachala, dove si trovano due luoghi molto importanti per i seguaci di Ramana: Skandasramam e Virupaksha Cave.

Il sentiero che parte dietro l’ashram è immerso nella natura. Passo dopo passo si viene avvolti dal verde, dal canto degli uccelli e dai rumori dei rami mossi dalle scimmie. A metà percorso c’è un punto panoramico da cui si apre una vista splendida sulla città e sull’Arunachalesvara Temple. Solo da lì si può davvero percepire la grandezza di questo tempio.

Skandasramam è un piccolo eremo dove Ramana visse e meditò per un periodo insieme alla madre. Più che il luogo in sé, mi ha colpito la pace che si respirava. Ho meditato sia all’interno che all’esterno e in entrambi i casi ho percepito la stessa profonda serenità.

Virupaksha Cave, invece, è una grotta naturale usata per secoli dai santoni per la meditazione e la vita ascetica. Meditare in una grotta è stato qualcosa di nuovo per me: molto intimo, molto silenzioso… e anche molto caldo.

Al ritorno ho deciso di percorrere il sentiero scalza, come fanno i pellegrini. E’ stato un gesto istintivo, un desiderio di contatto diretto con la terra. Camminare senza scarpe mi ha dato energia, mi ha fatta sentire parte del luogo. In India si sta spesso scalzi, anche perché si crede che il piede sia fondamentale per percepire l’energia di un posto. In quel momento, l’ho sentito vero anche per me.

Il Girivalam

La seconda esperienza importante è stata il Girivalam, la circumambulazione a piedi della collina Arunachala. Inizialmente non l’avevo presa in considerazione, ma con il passare dei giorni ho sentito che mi chiamava.

Una mattina, alle 6, sono partita per questo percorso di circa 14 km. All’inizio mi sembrava solo una lunga camminata, poi qualcosa è cambiato. La fatica è passata in secondo piano e ho iniziato a sentire una grande serenità. Lungo il percorso ci sono molti templi, dove mi sono fermata per osservare e ascoltare.

Ho incrociato tanti sguardi curiosi e sorridenti, scambiato parole, condiviso tratti di strada. Mi ha colpito la naturalezza con cui gli indiani affrontavano il cammino: senza lamenti, nemmeno da parte dei bambini, ma con una gioia evidente negli occhi.

Il percorso si è concluso all’Arunachalesvara Temple. Avrei voluto entrare per il darshan, ma la coda era di 6-7 ore, così ho rinunciato. Ho comunque ammirato il tempio e le sue imponenti gopuram, prima di fermarmi a mangiare in un posto meraviglioso poco distante.

Come è stata questa esperienza?

Unica!
Dopo le esperienze deludenti con gli ashram del nostro primo viaggio in India avevo cercato di mantenere basse le aspettative. Eppure Tiruvannamalai si è rivelata davvero un luogo speciale.
Le meditazioni hanno calmato la mia mente, ridotto i miei rimuginìi e aumentato la sensazione di serenità. Io, che sono abituata a fare mille cose insieme, ho imparato ad ascoltare e apprezzare i ritmi lenti del posto.

Un giorno, durante un pranzo, un ragazzo molto devoto seduto accanto a me mi ha detto:
“Sei stata a Varanasi, a Mathura e ora a Tiruvannamalai. Non è il destino di tutti arrivare in luoghi così sacri. Forse c’è qualcosa di divino che ti sta parlando.”

Non so se fosse qualcosa di divino.
So che lì ho imparato a stare in pace con me.

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