2 vagabondi in India
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Dopo la nostra esperienza a Chaitanya Kul siamo partiti per Lucknow e per una nuova scuola. Stavolta una scuola “vera”: maestre, classi, orari di lezione e tutto.
The Good Harvest School cerca di dare un’educazione a giovani ragazze delle campagne indiane, prima che si sposino giovanissime.
Siamo arrivati, e dopo un’ora eravamo già all’opera.
Sono “bravo con il computer”? Sono la persona giusta per fare un corso intensivo di informatica base alle ragazze.
Quanto tempo ho per preparare qualcosa? “Vado a prendere il computer, vado a chiamare le ragazze, poi puoi cominciare”.
E allora diamoci da fare!
Un corso di informatica fuori dagli schemi
Le mie qualifiche per fare questo corso?
Uso il computer da una vita, e ho insegnato un po’ di informatica ai bambini del G.R.E.S.T. di Postioma. Era l’estate di 30 anni fa…
Le dotazioni tecnologiche?
Tre vecchi computer portatili donati da un’altra associazione, e spolverati per l’occasione. Per disperazione ho aggiunto il mio Chromebook.
Quanto è numerosa la classe?
Ci avevano detto che sarebbero arrivate 5-6 ragazze, poi al momento di cominciare ne abbiamo viste 9, di tutte le età. 9 bambine su 3 computer… ecco perché ho aggiunto il mio, altrimenti passavano più tempo a guardare che a fare.
Primo giorno di corso: salvati da giochini istruttivi online
Dopo una veloce presentazione, facciamo i bigliettini con i nomi da mettere davanti a ciascuno di noi. Chissà che riusciamo a impararne qualcuno prima della fine del corso…
Poi si parte subito a imparare, e voglio che facciano subito cose pratiche. Niente teoria se devi iniziare a usare il computer, è qualcosa che devi fare facendo prove ed esperimenti pratici!
Apriamo Google Docs, e le ragazze iniziano con la base: scrivere il proprio nome. E poi scrivere qualche piccola frase: “Il mio nome è… mi piace…”.
Già così la stanza è precipitata in un caos creativo. Ad ogni minuto le ragazze avevano nuove domande da fare.
“Bhāī (pronuncia: Bahìa, “fratello” in hindi), come si fa la maiuscola?”
“Bhāī, come si va a capo?”
“Bhāī, dove trovo i due punti?”
Domande che sembrano impossibilmente banali, ma non per loro, che non avevano mai visto una tastiera che non fosse quella virtuale del cellulare…
Mi sono reso conto che ero stato troppo ambizioso: chiedere loro di scrivere al computer, in inglese, testi originali era un po’ troppo. E alcune impiegavano molto tempo, e dovevano farsi aiutare dalle compagne nella traduzione.
Poi ho avuto un’idea geniale: ho cercato online un sito con semplici giochi per esercitarsi a scrivere alla tastiera. Così le ragazze dovevano solo seguire le lettere e le istruzioni che vedevano sullo schermo.
I risultati sono stati rapidi ed entusiasmanti. Le ragazze si sono divertite tantissimo, occhi fissi sullo schermo e sulla tastiera, massimo impegno e concentrazione, ogni tanto i suoni per ogni livello superato, e i festeggiamenti se guadagnavano tutte le stelle a disposizione.
Verso la fine della giornata scolastica si vedevano progressi incredibili. Ragazzine e bambine che prima guardavano i tasti come fossero un cubo di Rubik, adesso battevano sui tasti con sicurezza, e anche una certa precisione. Alcune si spingevano anche a usare più dita di entrambe le mani, e con un tocco più gentile del mio, che ogni tanto tendo ancora a digitare come se usassi una macchina da scrivere meccanica.
Alle due le lezioni finiscono, e noi tiriamo un sospiro di sollievo.
Le ragazze, invece, non danno cenno di volersi fermare. Continuano a battere sui tasti fino a che non vengono a chiamarle: la jeep è pronta, ora di tornare a casa.
Noi rimaniamo nella scuola deserta e silenziosa, con un pomeriggio libero davanti. Ma domani si riparte, e dobbiamo farci trovare pronti. Oggi abbiamo giocato, ma domani si inizia a fare sul serio!
Secondo giorno di corso: l’entusiasmo delle studentesse di informatica
Il giorno dopo le lezioni sono previste alle 9 e mezza. Verso le 9 affrontiamo il freddo e la nebbia per un po’ di colazione e troviamo una sorpresa. Le ragazze sono già davanti ai computer e in piena attività!
Sono arrivate alle 8 e, mentre aspettavano, hanno deciso di prendere l’iniziativa. Non possiamo che ammirare la loro voglia di fare, e cercare di fare del nostro meglio per aiutarle.
Per le lezioni decidiamo di fare le cose per bene e spostare la sede. Ieri abbiamo usato il tavolo della cucina, ma stavolta andiamo in una vera classe. Ci sono diversi vantaggi: è più serio, possiamo sederle a ferro di cavallo e seguirle meglio, è un ambiente dedicato a imparare. Ma soprattutto è abbastanza chiuso, e quindi sfuggiamo al freddo!
La mattina è un corso intensivo di programmi di videoscrittura, o meglio di Google Docs (per Word bisogna pagare una licenza…).
Le ragazze imparano a fare i grassetti, a cambiare colore al testo, a impaginare, a cambiare il font… Magari i risultati non sono molto professionali, ma sono tanto colorati e si divertono.
Dopo due ore intense arriva la pausa pranzo. Loro mangiano il loro pranzo, noi riusciamo a mangiarci un pò di biscotti.
15 minuti prima della fine della pausa tornano alla carica: “Bhāī, can we do the typing practise?” (fratello possiamo giocare con il gioco della videoscrittura?). Le ragazze preferiscono darsi da fare alla tastiera che giocare durante la ricreazione. Wow!

Il pomeriggio è ancora dedicato a Google Docs, e a qualche funzione più avanzate. E qui scopriamo una nuova fonte di entusiasmo. Vediamo insieme come inserire immagini nel testo, e Docs permette di cercare da gallerie di immagini pronte.
Quando capiscono come funziona le ragazze si scatenano: “cani”, “sirene”, e soprattutto “unicorni”. Ad ogni ricerca appaiono decine di immagini bellissime tra cui scegliere, e le ragazze sono affascinate.
La giornata finisce alla grande, con le nostre studentesse che restano attaccate allo schermo fino all’ultimo minuto. Alcune a scrivere, altre a cercare immagini belle. Le ragazze che scrivono ormai sono veloci, si muovono in maniera naturale, spesso anche con una buona postura della schiena. Sembra impossibile che siano le stesse di un paio di giorni fa.
Il terzo giorno: un finale inaspettato
Terzo giorno di corso, stavolta le ragazze arrivano all’ora giusta. La sera prima, e anche la mattina presto, ci siamo messi d’impegno per capire come insegnare loro Excel, o meglio Google Sheets.
Come spiegare alle ragazze cosa è un foglio di calcolo? E soprattutto come far capire che è qualcosa che potrebbe essere loro utile in qualche modo? Ma abbiamo dei piani e delle buone idee.
La prima parte della mattina si fa un po’ di ripasso del giorno prima, e si guardano alcune altre cose di Google Docs. Alcune ragazze sono in difficoltà, altre meno entusiaste di ieri.
Poi scopriamo un nuovo mondo: cercare belle immagini su Google Immagini. Anche qui le ragazze sono entusiaste di aver scoperto un nuovo mondo. E se trovano una bella immagine, possono anche salvarla sul computer! E così imparano a fare anche quello.
Ma arriviamo alla pausa pranzo che sono ancora cariche e attive.
Poi arriva l’imprevisto. La famiglia che ci ospita, e che gestisce la scuola, ci dice che hanno avuto una emergenza familiare non specificata. Devono partire per la città in breve tempo, e noi dovremo andare con loro.
Il nostro corso di informatica è già finito.
Cerchiamo di spiegare alle ragazze cosa è successo e le salutiamo. Sembrano anche loro un po’ tristi per la fine del corso. C’è giusto il tempo di fare una foto tutti insieme, poi loro tornano a casa e noi facciamo i bagagli (nella fretta dimentico anche il mio e-book reader, ma questa è un’altra storia).
Cosa ho imparato insegnando informatica in India
Cosa ho imparato nel fare questo piccolo corso di informatica in India?
- Preparare le lezioni richiede un sacco di fatica e di programmazione. Penso di aver passato più ore a preparare la lezione del giorno dopo delle ore passate con le ragazze.
- Anche se prepari il programma perfetto, poi può sempre capitare un imprevisto che manda tutto all’aria.
- Insegnare è davvero faticoso. Dopo quattro ore di lezione eravamo prosciugati di energie fisiche e mentali. E avevamo anche studentesse entusiaste e desiderose di imparare.
- Insegnare in una lingua diversa dalla tua è doppiamente faticoso. Specialmente se anche i tuoi studenti devono imparare usando una seconda lingua. I gesti e la pratica sono serviti molto più delle parole.
- Insegnare a neofiti è incredibilmente frustrante. Diamo per scontate un sacco di cose, ma se ti trovi davanti qualcuno che non ha mai visto un computer devi spiegare concetti base e non è semplice come sembra.
- Come spieghi a una ragazza indiana figlia di contadini cosa è un file, un software, un “mouse”? Di solito la lasci fare e capirà quello che le serve con la pratica
Ragazzi senza computer: cosa si perdono
Ho avuto un computer vicino o davanti a me per quasi tutta la mia vita, e mi è difficile immaginare come sia vivere in modo diverso.
Dicono che avere accesso a internet (e quindi a dispositivi come un computer) sia un diritto universale. Può sembrare una cosa stupida fino a che non ti rendi conto cosa vuol dire esserne esclusi.
Usare computer e internet vuol dire avere degli strumenti incredibilmente efficaci e versatili per studiare, per imparare mille cose, per esplorare un mondo di informazioni e di cose. Vedere le ragazze che usano Google Immagini per la prima volta è stato vederle muovere i primi passi in un nuovo universo di cui non sospettavano neanche l’esistenza. E con questi primi passi nasce in loro una curiosità di saperne di più, di provare, di sperimentare, di imparare. Se non hai questo tipo di accesso il tuo mondo è molto più piccolo, la tua curiosità soffocata.
Abbiamo avuto solo poche ore per lavorare con le ragazze. Abbiamo fatto del nostro meglio, ma abbiamo potuto fare solo i primi timidi progressi. Ma quei primi passi sono i più difficili, e abbiamo aperto la porta del nuovo mondo.
Spero solo che mantengano l’entusiasmo e la voglia di imparare che hanno mostrato mentre eravamo insieme. Se hanno quello il resto verrà strada facendo. E forse per alcune di loro sarà l’inizio di un percorso che le porterà lontano.
Il libro del nostro viaggio in India
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Foto perfetta sia di quanto sia difficile insegnare e di quale sia l importanza del computer e fi internet non solo per le bambine ma anche per gli adulti
Altrimenti si è analfabeti digitali
Ma insegnare é comunque bellissimo
Un po’ di belle avventure in tutti i sensi: sia quello umano sia quello intellettuale.
Il volontariato ci gratifica sempre come persone e diventa prezioso per l’umanità che ci trasmette.
Poi anch’io ho imparato dalle vostre lezioni di informatica, nel senso che un po’ alla volta il computer diventa strumento e amico della nostra vita quotidiana.
Se devo essere sincero, guardo con maggiore serenità la mia esperienza e i miei problemi della mia vita di insegnante.